
Non so se ho davvero cominciato a scegliere come vivere le mie giornate.
Sono un’insegnante precaria siciliana. Mi sento molto fortunata a poter fare un lavoro che amo e che ho scelto con grande convinzione. Ma la scuola non posso sceglierla io, mi viene imposta dalla fantasmagorica mano invisibile che, stranamente, dall’Unità d’Italia in poi, sembra favorire sempre e solo il Nord.
Per carità, se dicessi che mi dispiace spostarmi ogni anno in un posto diverso mentirei. Questo nomadismo forzato è forse l’unica cosa che mi tiene ancora in piedi. Mi rode solo non potere scegliere. Come dire, vorrei poter andare in una città con un nome vero, e non a Cazzago San Martino.
Il 31 agosto un algoritmo sceglierà ancora una volta dove trascorrerò il prossimo anno della mia vita. In modo completamente asettico e impersonale deciderà dove mi dovrò trasferire, chi saranno i miei colleghi, se dalla finestra della mia stanza in affitto vedrò il mare o la montagna. Sono soltanto una pedina nelle sue mani.
Vedo chiaramente i vostri sguardi spiazzati, ma ve lo giuro ci sono anche degli aspetti positivi. Pensateci un attimo, io vivo la mia vita lavorativa scrollandomi di dosso tutto il peso della responsabilità di scegliere. Inserisco 150 preferenze e un’entità incorporea e invisibile decide al posto mio.
Kierkegaard avrebbe venduto sua madre per vivere dentro questa distopia.
Diciamoci la verità, se a questo punto l’algoritmo volesse anche decidere cosa devo mangiare e come devo vestirmi sarebbe perfetto. No, dai, non esageriamo, in queste due attività tutto sommato me la cavo, ma se volesse decidere chi devo frequentare non sarebbe male. Inserisco 150 preferenze e decide lui qual è il malessere meno peggio disponibile e io mi limito a uscirci insieme, ma mi sa che non funzionerebbe comunque, perché, voglio dire, chi cazzo le conosce 150 persone!
Scherzi a parte, come si fa a costruire dei legami se sei soltanto una pedina dentro una scacchiera? Se sai che domani sarai costretto ad andare via, senza sapere l’anno prossimo dove andrai a finire? Ogni promessa si perde nel vento, risucchiata nel vortice di una nuova quotidianità di cui ancora non sai nulla, ma che per un intero anno scolastico sarà tutta la tua vita.
Non ho risposte a queste domande e non ho neanche più tempo per scrivervi la conclusione che meritate, l’algoritmo mi ha appena assegnato la nuova sede e devo correre ad acquistare l’ultimo posto dell’ultimo aereo disponibile e, a quanto pare, il mio rene destro non è un metodo di pagamento accettato dalla compagnia.
Quindi, mi dispiace, ci lasciamo così, ma se proprio volete una conclusione a tutti i costi, vi spiego come fare, allora inserite 150 preferenze sulla piattaforma e, non dubitate, l’algoritmo sceglierà in modo infallibile la migliore delle conclusioni possibili.
Bellissimo ❤️❤️