
Volti è la rubrica del Newbookclub in cui i soci scriventi possono mostrare se stessi oltre la comunità, la scrittura e la lettura. Ogni edizione include una breve intervista e una raccolta fotografica, che catturano i tratti più intimi della persona intervistata, partendo da una chiacchierata informale e raccogliendo foto che parlano della sua quotidianità.

Abbiamo fatto una chiacchierata con Alessio.
Era l’agosto del 2024, mi ricordo perfettamente che eravamo al Giardino dei Giusti. Questo momento si è incrociato anche con un periodo in cui sentivo veramente un forte bisogno di decentrarmi un po’. Avevo anche bisogno di fare nuove conoscenze e in un contesto come quello in cui al centro c’era la parola detta, la parola scambiata, il pensiero che si verbalizza, per me è stato bellissimo. Al termine della prima volta che ho partecipato ho avuto solo sensazioni assolutamente positive.
Credo molto nel lavoro dialogico che si fa con se stessi. Mi sono reso conto di come l’approccio più efficace per me è quello che lavora sul piano del pensiero. Mi rendo conto come persona di funzionare a partire dal pensiero, che probabilmente è anche in tanti casi un limite, quindi la possibilità che la scrittura offre di verbalizzare quello che c’è in testa è un po’ come snodare un groviglio e vedere tutto più in ordine su un foglio, Questo è quello che oggi è per me la scrittura. Ma è anche tanto altro: da un po’ sto cercando di cimentarmi nella scrittura di qualcosa che possa avere l’apparenza di un libro di narrativa, dove certamente non manca la possibilità di tornare sempre a fare riferimento a me, anche se non si tratta di una narrativa autobiografica. Ecco credo che sia questo quello che il Newbook mi ha aiutato a fare: il collegamento fra una creatività avulsa da me e una creatività che invece attinge da me.

Non credo nella lettura compulsiva. Credo nella lettura capace di prenderti. Ed è una cosa molto personale. Ti posso dire di alcune letture che ho fatto nella vita che mi hanno veramente stravolto, sono come delle pietre miliari, dei punti di discontinuità. C’è stato un tempo in cui dicevo che non avevo tempo per leggere, e oggettivamente era vero. Oggi ho tempo per leggere. Leggo, ma non mi impegno a farlo, leggo in maniera strana: ho aperti attualmente in casa 6 o 7 libri, fra comodini, scrivanie, tavolini, eccetera. Ogni tanto ne prendo uno e leggo una pagina, poi ne prendo un altro e leggo un’altra pagina. Soprattutto vado a rileggere. So bene quale libro devo prendere, quale pagina devo andare a cercare e me la vado a rileggere. Certo, c’è anche un margine in cui amplio il mio repertorio. È un po’ come con i film. Quando sono nella condizione di dover scegliere che film guardare la sera, difficilmente ne guardo uno nuovo, ritorno dove mi sono sentito bene.

La musica è qualcosa che non ho mai abbandonato. È chiaro che, come tutte le cose che fanno parte di te, cambiano con te. Oggi sento meno la spinta a generarla, mentre per esempio rimane costante il desiderio di fruirla, di ascoltarla, ma anche lì cercando cose diverse. Dal momento che quello che fa parte di me in maniera molto profonda inevitabilmente subisce le mie stesse variazioni, tendo anche a cercare cose diverse che oggi riescano a dirmi qualcosa che per esempio tre anni fa non avrei compreso. Ci sono momenti in cui si è pronti per farlo, dobbiamo essere docili a obbedire ai ritmi interiori. Abbiamo stagioni, un albero non produce il frutto in ogni stagione, ha la sua. È difficile perché siamo inseriti in un contesto che ci vuole produttivi 365 giorni all’anno. Dovremmo tornare a prenderci il privilegio di non esserlo sempre. Magari comprendere che quel momento in cui non riusciamo a buttare fuori qualcosa è il momento in cui stiamo covando dentro, raccogliendo.
Mi sono sempre chiesto come mai l’esperienza del Newbook non venisse esportata o anche moltiplicata all’interno della stessa città, per esempio quando si è cominciato a capire che effettivamente i numeri erano grandi. Mi sono dato a modo mio anche qualche risposta. Esportare un’esperienza di questo tipo ti apre al rischio rendere questa cosa pressante, soffocante. È qualcosa di buono che preserva la natura di quello che si fa. È preservare, perché poi quando una realtà smette di essere centralizzata allora cambia, magari parte da quella idea però poi in ogni contesto la cosa prende una forma totalmente originale. Come mi auguro che sia nel futuro? Spontaneo. Ecco ho notato in questi due anni una minore spontaneità a volte, sia a livello dei luoghi che ci ospitano sia un po’ la strutturazione di un incontro. Per esempio, ho vissuto alcuni incontri in cui andare in un luogo aveva l’unico scopo e l’unica finalità di conoscere una realtà di Palermo che altrimenti è difficile da intercettare, a volte invece chi ci ha ospitato in altri luoghi mi è sembrato che si sponsorizzasse soltanto. Poi le foto e la diretta, il reel che segue ogni incontro… Comprendo la finalità di tutto questo perché chiaramente come ogni realtà che cresce ha bisogno di essere gestita e programmata e anche di avere una risonanza. Per me resta che la magia è che ci vediamo perché ci siamo dati appuntamento e magari chi non c’era non lo sa.
Quasi sempre scrivo per qualcuno. Ho già un destinatario a cui vorrei tanto fare leggere quello che sto scrivendo. Per cui in generale la mia scrittura nasce aperta alla condivisione. Non c’è mai nulla di segreto. Poi ecco, certamente la condivisione conosce più livelli. Non mi sono mai tirato indietro dalla lettura durante il Newbook. A volte ho osato raccontare qualcosa che solitamente non avrei detto ad un ampio pubblico. Non riesco a tirare il bilancio se sia stato un bene, se sia stato un male, se sia stato semplicemente indifferente. È vero, e purtroppo su questo non dobbiamo nasconderci, il fatto che delle cose che scriviamo e che ci leggiamo può rimanere impresso nella memoria un 2%. Tante cose poi chiaramente decadono, ce le dimentichiamo. E chiaramente sono consapevole pure io che di quello che ho scritto te ne puoi ricordare domani, ma fra una settimana, fra un mese… Qualche volta è stato divertente scrivere per una persona che magari era presente in quel momento e che non ha mai saputo che stavo scrivendo per lei o per lui. Questa cosa io non so in psicopatologia come si chiama, però mi dà molta soddisfazione, cioè la libertà che la scrittura mi dà in questo senso di poter parlare a qualcuno che non sa che sto parlando con lui o con lei, anche in questo è molto liberante. La mia scrittura quindi probabilmente già nasce per essere condivisa.

In questi due anni di frequenza ho avvertito un cambiamento rispetto alla risonanza che mi porto dentro. Le prime volte che partecipavo ero veramente entusiasta, ultimamente ho avvertito una certa dose di performatività a scapito di un mettersi al nudo. Le prime volte che ho partecipato al Newbook ho toccato lo spessore dell’intimità, della delicatezza di certe cose che vengono fuori; vengono fuori anche oggi, per cui sono felice di sentire qualcuno che butta fuori quello che ha dentro e non semplicemente quello che ha un po’ in superficie. Tante volte anch’io sono caduto in questo. Mi rendo conto che scrivere dal profondo non è sempre facile o sempre possibile, però ultimamente mi ritrovo un po’ più critico. Continuo comunque a partecipare e per me questo è fondamentale, perché significa poter godere di tutto ciò che di buono riesco ad afferrare, che è tanto. Ho sempre scritto, per cui l’opportunità che il Newbook mi ha offerto l’ho colta proprio sotto la prospettiva dell’autonarrazione. Si può scrivere per un milione di motivi. Anch’io a volte mi sono distaccato dal mio bisogno. Ho scritto per puro piacere di scrivere, persino per puro piacere, se ce la faccio, di strappare una risata. Anche quella è un’esperienza.
E voi? Quali sono le vostre passioni? Vi aspettiamo ai nostri incontri e alla prossima uscita di Volti per conoscerci meglio!
Se siete curiosi e creativi e volete saperne di più visitate i nostri profili social Instagram, Facebook e TikTok!
ARTICOLI PRECEDENTI:
Sempre bello ascoltarti parlare. Anche qui,potevo quasi sentire l’intonazione che davi alle parole. Pregevole anche il lavoro di revisione,anche se immagino per nulla invadente.