
Volti è la rubrica del Newbookclub in cui i soci scriventi possono mostrare se stessi oltre la comunità, la scrittura e la lettura. Ogni edizione include una breve intervista e una raccolta fotografica, che catturano i tratti più intimi della persona intervistata, partendo da una chiacchierata informale e raccogliendo foto che parlano della sua quotidianità.

Oggi chiacchieriamo con Emanuele.
Piacere, sono Emanuele Lo Giudice. Ho venticinque anni e sono un newbooker da poco più di due anni. Credo di aver fatto due anni ad agosto. Quindi è da poco che so parlare.
Ho conosciuto il Newbook grazie a Morena, che in mi aveva invitato a partecipare diverse volte nel corso degli anni, perché eravamo compagni di classe alle superiori, ma ai tempi non ero particolarmente interessato. Poi ho partecipato ad un incontro online durante il Covid, ma senza scrivere, ho soltanto ascoltato, facendomi scudo dell’anonimato.
Due anni fa ancora Morena mi ha chiesto di andare con lei a un incontro a Piazzetta Bagnasco: mi sono buttato e mi è piaciuto, ho continuato a partecipare. Ero contento perché era la prima volta che ricominciavo a scrivere dai tempi del liceo.
Il Newbook è stato un pretesto per riscoprire questa parte di me che ho notato essere poi abbastanza naturale. Mi è capitato infatti di scrivere anche in altri contesti, per i fatti miei, sempre racconti o riflessioni molto brevi, giusto per provare a variare. Ora come ora è una cosa che faccio quasi solo al Newbook, probabilmente perché comunque già questo mi basta per esprimermi ed essere soddisfatto.
Non escludo la possibilità di scrivere anche altre cose, sarebbe bello in realtà, di solito mi piace farle leggere alle persone, se non sono autobiografiche. A volte penso che certe cose della mia vita siano solo per me, o perché non interessanti per gli altri o perché prima devo capirle meglio io, e voglio farlo in un modo che non sia metterle sul campo. Alla fine penso che anche in uno scritto non biografico in qualche modo qualcosa di sé emerga.

C’è un altro tipo di scrittura che è la scrittura musicale. Suonando la chitarra e facendo parte di un paio di gruppi sono effettivamente, oddio, un artista. Che dire, secondo i criteri comuni si può dire che io sia artista, poi dire che io mi sento artista… stiamo calmi. Scrivo musica alla chitarra, sia da solo che con altre persone, questo è un tipo di scrittura che faccio giornalmente, proprio nell’ultimo periodo sto cercando di focalizzarmi su questo quotidianamente, per quanto siano magari brevi spezzoni, un ritornello, una strofa, una parte strana che non ha senso se non per me. Lo faccio per cercare di allenare questa mia creatività e per uscire dalle mie comfort zone musicali.

La musica che scrivo è musica che poi devo andare a fare insieme ad altre persone, quindi la maggior parte delle volte, che mi piaccia o no, quello che scrivo viene modificato e non rimane così come era nella mia idea iniziale e questa è una cosa che devo sempre allenarmi ad accettare. A volte è un po’ frustrante accettare il compromesso con gli altri, altre volte invece, per quanto raro, capita che scrivo qualcosa che piace a tutti e non viene toccata. Scrivo principalmente progressive rock e progressive metal, con poi affinità e declinazioni con altri generi, cosa che mi piace molto.
È intorno ai 19 anni ho iniziato a scrivere musica, perché è a quell’età che ho iniziato ad entrare in gruppi musicali e quindi a fare inediti. Non so se mi esprimo meglio in un modo o nell’altro, penso di esprimermi in modo diverso, con la musica non penso alle parole, metto insieme le note secondo delle logiche armoniche, a volte cercando di romperle a volte facendo degli obbrobri, altre volte facendo delle cose di cui vado fiero.
Il Newbook mi ha aiutato, perché nonostante io abbia già fatto dei concerti prima di entrare al Newbook, mi sono reso conto di come il parlare in pubblico al Newbook mi abbia aiutato poi a sentire meno ansia mentre suono. Il Newbook mi ha aiutato nel confronto con pubblici diversi, mi ha aiutato a ricordarmi di guardare il pubblico e cercare, per quanto sia complicata il tipo di musica che suono, di non concentrarmi solo sullo strumento. Quindi i propri compagni di band e la gente che mi sta guardando. Mi sono reso conto che a volte le cose che scrivo arrivano un po’ meglio se riesco a interagire con gli altri in determinati momenti.
La prima volta quello che mi ha colpito [del Newbook] è stato vedere tanta gente diversa da me. Avevano dei background diversi da me sia per età, per studi, ogni cosa. C’è varietà nel contesto. Questa è una cosa che mi ha catturato all’inizio, perché io in quel momento mi sono reso conto di avere bisogno di conoscere qualcosa di diverso dal mio piccolo cortile. Ed è una cosa che mi porta a rimanere ancora adesso al Newbook, così come è sempre rinfrescante il trovare posti nuovi che io non conosco, in cui probabilmente senza questa occasione non andrei. E quindi è un modo anche per conoscere indirettamente, facendo qualcosa che mi piace, con delle persone che mi piacciono, una parte nuova della mia città. Il sentimento che provo al Newbookclub in realtà varia in base alla giornata che sto vivendo, perché ci sono giorni in cui non sto particolarmente bene e mi aiuta un poco a uscire da quei miei pensieri che si autoalimentano. Altre volte sono preso bene, arrivo al Newbook in relax totale e me ne vado ancora più rilassato.

Una cosa che non mi piace è come mi prendete in giro all’interno del Newbookclub, insomma questo accanimento su una povera vittima. Scherzo, io mi sento molto fruitore del Newbookclub, ma per quanto tenga molto a questa comunità, non ho mai avuto interesse ad entrare come starter, perché mi trovo bene nel mio ruolo e non voglio cambiarlo. Ho piena fiducia negli starter, perché traspare la voglia che ci mettono, quanto sanno che quello che fanno fa bene agli altri e comunque quanto fa bene anche a loro. Quello che spero è che la loro voglia non passi mai. Non credo che sia cambiato molto da quando sono arrivato, l’unica cosa forse è che adesso si percepisce più l’atmosfera da gruppo di amici, fatta da un nucleo di persone che è spesso presente. Ed è una cosa che io trovo bella, sono persone con cui mi trovo, mi sento a mio agio. Dall’altro lato mi rendo conto che può essere una cosa un po’ complicata da affrontare per alcune persone che si approcciano per la prima volta al Newbook, vedere un gruppo così unito di cui non si fa parte ancora. Poi ognuno reagisce a quello che trova intorno, gli starter possono fare fino a un certo punto, non sono mica gli insegnanti della classe che devono stare attenti a tutti necessariamente. Però probabilmente questa atmosfera porta alcune persone a partecipare una volta sola, quindi forse se c’è una cosa cambierei è dare una sorta di confini più delineati all’interno delle attività non all’interno delle interazioni personali, così che ognuno possa trovare il proprio posto in sintonia con il gruppo.
E voi? Quali sono le vostre passioni? Vi aspettiamo ai nostri incontri e alla prossima uscita di Volti per conoscerci meglio!
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