
Il topo di campagna conosce alla perfezione la sua casa. Dove trovare sempre il cibo, sotto quali sassi nascondersi; tutte le vie e le strade del suo pezzo di terra.
Il falco affamato è anche lui maestro della valle, solo che non sa il nome delle rocce e delle buche, ma quello dei boschi, i campi e i precipizi.
Il topo, nell’ombra si chiede come il falco possa godersela la vita senza conoscere i muschi che crescono sul Maggiorpietro.
Il falco vede i cavalli che arrivano da oltre l’orizzonte e ringrazia che a differenza loro è familiare con tutti i boschi della valle.
Il cavallo, appena tornato dalla costa dove ha visto gli albatros riapparire dopo tanti anni, chiede al suo amico se la sua sia davvero vita, se non conosce il caldo e il freddo della sua terra.
L’albatros, guardando il topino che si nasconde negli zoccoli dei cavalli dal falco, prova pena per lui sapendo che non vedrà mai le Galapagos.
L’umano che da lontano li guarda spera che il suo cuore sia di albatros ora che non può più essere topo.
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