
Recensione di Un oceano senza sponde di Scott Spencer, Sellerio, 2022.
Dalla penna di Andrea Ventura.
La scrittura di Scott Spencer, che riporta il racconto dal punto di vista di Christopher detto Kip, è molto viva e sempre attenta ai particolari.
Kip si lascia trasportare da un sogno, un sogno chiamato Thaddeus. A un certo punto, ammette che quando ci si innamora dei difetti di qualcuno, non c’è più via di scampo.
Ed è l’amore di Kip verso Thaddeus il vero motore della storia. Un Thaddeus che, però, non cambia mai, è fedele a se stesso, sempre pronto a voler compiacere gli altri ma sempre così bisognoso di soldi e affetto, di continuo, arrivando a dare per scontato uno come Kip.
La pazienza che ha il protagonista verso Thaddeus è sconfinata, e mi sono dispiaciuto per lui. Tra le pieghe del romanzo, tutte le volte che Kip decide di mollarlo poi torna sui suoi passi, perché Thaddeus ha una vita complicata: una moglie egoista, un terzo incomodo di nome Jennings che forse è il vero padre di Emma, una casa che non può permettersi, un lavoro che non decollerà.
Ecco che in tutto questo marasma, per Thaddeus Kip diventa un faro di speranza, l’unico che veramente lo ama, al punto da approfittarsi di lui.
In fin dei conti, non un bel personaggio. Profondamente umani entrambi, se uno sbaglia l’altro ripara all’errore. Se uno esprime una battuta infelice, l’altro sorride per cortesia. Se uno è troppo sognatore, l’altro è idealista.
Un oceano senza sponde scava fino in fondo al difetto fatale di Kip, e sta al lettore decidere se Kip vincerà se stesso e la prigione che lo affligge oppure si lascerà annegare.
D’altro canto, penso che la trama avrebbe potuto essere molto più leggera se l’inizio fosse stato un po’ più scorrevole e se fossero stati messi da parte personaggi che poi non trovano sbocchi.
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