
Recensione di Biglietto di sola andata, di Muriel Spark, Adelphi, 2025.
Dalla penna di Rita Aiello.
L’unica cosa di cui il libro ci avvisa immediatamente è che Lise morirà. Non sappiamo perché né chi sia l’assassino.
Lise si prende una vacanza dal lavoro, acquista un biglietto di sola andata e parte.
La narrazione è priva di emotività, fredda e glaciale come la mente che la produce; somiglia a un reportage poliziesco. Non ci sono decori: vediamo…”leggiamo” quello che succede.
Pur presentandosi come un giallo con tutti i crismi, almeno nelle premesse e nelle aspettative, non scade mai in nessuno dei cliché tipici del genere. Il romanzo tenta invece di farci entrare nella nevrosi della protagonista attraverso episodi minimi, come il dialogo con la commessa di un negozio di abbigliamento, dalla quale Lise si sente giudicata per i colori sgargianti che ha deciso di mettere insieme.
Nel corso della storia la “leggiamo” parlare con molte persone, ma nessuna di queste sembra davvero “fare al caso suo” o davvero essere “il suo tipo”, mentre capiremo solo alla fine il significato di queste parole.
Il ritmo con il quale le vicende e le conversazioni vengono raccontate e si articolano, inizia quanto mai scandito e sistematico, e prosegue fino a contorcersi su se stesso in un vorticoso farneticare che conduce la protagonista all’epilogo annunciato. È la versione più didascalica di una profezia auto-avverante che non ha nulla di magico.
Lise sceglie chi e perché.
Biglietto di sola andata è un romanzo che mi è sembrato drammaticamente attuale, nonostante appartenga agli anni ’70. Il motivo è che per tutta la durata della lettura, complice anche il fatto che si tratta di una lettura breve, una frase riverbera costantemente in testa e sembra prendersi in giro da sola: “Se l’è cercata?”.
Alla fine, quando tutto è manifesto, quando tutto è scritto, la risposta è timida e vergognosa. Negli anni ’70, Lise “se l’è cercata”, ma per davvero e come atto di rivendicazione nei confronti di tutte le cose di cui non ha avuto il controllo, decisa a giocare coi confini tra destino e libero arbitrio. Oggi quella stessa formula suona per quello che è: un alibi.
Il riflesso automatico con cui la violenza viene riscritta come scelta, responsabilità, provocazione. Biglietto di sola andata resta attuale proprio perché mette il lettore davanti a questa tentazione e non la assolve.
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