
Volti è la rubrica del Newbookclub in cui i soci scriventi possono mostrare se stessi oltre la comunità, la scrittura e la lettura. Ogni edizione include una breve intervista e una raccolta fotografica, che catturano i tratti più intimi della persona intervistata, partendo da una chiacchierata informale e raccogliendo foto che parlano della sua quotidianità.

Oggi conosciamo meglio Florinda.
Il Newbookclub l’ho scoperto tramite Instagram, avevano organizzato una sorta di micro-laboratorio di scrittura al Noz, ai Cantieri Culturali dove poi sono andata di passaggio. Ho partecipato alcuni mesi dopo all’incontro Unexpected vicino alla cattedrale ed ero terrorizzata: c’erano un sacco di persone che si conoscevano. Ho pensato di andare via e fare finta di niente, invece poi sono rimasta. Mi sono avvicinata a chi accoglieva, in questo caso Simone, poi qualcun altro mi ha invitato a parlare… e insomma, è iniziata così, due anni fa.
Cammino. Possibilmente a Monte Pellegrino o Monte Gallo. Scrivo qualsiasi cosa per il piacere di usare le penne, le stilografiche; strimpello strumenti vari (poverini, li torturo). Studio in un’università telematica, beni culturali. Mi sono sempre interessate varie cose, quindi mi sono detta che se dovevo studiare a quest’età dovevo farlo col piacere di studiare qualcosa che mi piace e non solo con l’idea di fare qualcosa che possa essere spendibilissima nel mondo del lavoro.

I sentimenti che lego al Newbook sono un po’ cambiati nel corso del tempo: all’inizio era lo stupore di essermi trovata bene e volere tornare di nuovo. Poi è stato proprio il piacere di dire “Finalmente vado a rilassarmi”. Non esiste nient’altro in quelle ore, ed è proprio questo momento di rilassatezza, il divertimento che so che troverò. Anche se a volte sono incontri un po’ più intensi, ecco. Ultimamente è proprio una sorta di porto sicuro, di rifugio. E quindi quando esce un evento la prima cosa che faccio è controllare l’agenda e prenotare all’istante.
La lettura è una cosa che ho da sempre, anzi adesso leggo meno perché studio e quindi nello svago magari faccio altro. E quindi nei Reading party trovo la scusa per leggere proprio un libro che non sia narrativa. Ogni libro mi arriva da quello precedente, o perché c’è una citazione, o perché so che sono autori legati. Difficilmente entro in libreria, giro e compro un libro. C’è sempre qualcosa che mi porta al libro successivo. Ho avuto il mio periodo della fantascienza, tutto tipo Philip K. Dick; principalmente adesso leggo letteratura giapponese dei primi del Novecento, e poi saggi.


La scrittura è una cosa che avevo dimenticato. Avevo un blog tempo fa, scrivevo piccoli racconti su qualcosa che mi era successo, non tanto diverso da quello che faccio adesso, mi sono accorta. Poi i blog sono andati in disuso e sono arrivati Facebook e Instagram, quindi solo foto, non si scrive più perché tanto la gente non legge. Mi sono ritrovata a scrivere diari personali e lettere, avevo degli amici di penna trovati su un forum di stilografica, con cui ci scrivevamo solo appunto per sfruttare le penne.
La prima volta che sono andata al Newbookclub mi sono detta “Ma che ci vado a fare?”, perché non scrivevo più da tanto, se non i diari, cioè una cosa introspettiva per sé stessi. E in più, sinceramente, pensavo che al Newbookclub ci fossero tutte persone che sapevano scrivere, che scrivevano tipo racconti, libri… e io andavo lì a mettermi in mostra. Quando ho letto al primo incontro avevo la bocca asciutta, non riuscivo a parlare, però ho visto com’era l’ambiente, non c’entrava niente con quello che lì per lì mi ero immaginata. Mi sono ricordata che mi diverto a scrivere questi piccoli raccontini, ma sempre mi serve comunque un pochino l’input degli stimoli scrittura, mi fa accendere qualche lampadina e alla fine scrivo qualcosa.
Ho sempre avuto il piacere di scrivere bene, visivamente gradevole. A un certo punto le biro mi hanno scocciata, mi sono detta “Voglio una penna carina, che sia sempre con me”. E ne ho comprata una che effettivamente ho da circa 10 anni. E ce l’ho sempre in tasca: al lavoro, durante i viaggi…
È un oggetto che è diventato parte di me, non solo una cosa che ho usato e poi non è rimasta. Vale anche per la fotografia analogica, mi piace l’oggetto che resta con me.

Le cose che scrivo nel contesto del Newbook restano lì. Raramente le ho lette fuori o le ho trascritte a qualcuno, perché mi sembra che funzionino solo lì dentro, a parte rarissimi casi. Quasi mi vergognerei di far leggere una cosa che ho scritto al Newbook, perché non è nel contesto della serata, dell’input.

Un’altra passione è la fotografia analogica, il piacere anche dell’inaspettato, di quello che viene fuori dalla pellicola. Ho una macchina fotografica che aveva un difetto: avrebbe dovuto fare 12 fotografie ma una delle prime volte che l’ho usata – forse perché non sapevo ancora usarla bene – ricordo che finché riuscivo a caricare, scattavo. Ho perso il conto a un certo punto, ma ho deciso di scattare una foto a un cane che avevo trovato per strada in quei giorni. Quando ho sviluppato poi questo rullino, parecchio tempo dopo, anziché avere le 12 foto ne aveva 14. L’ultima era proprio questa fatta al cane, che nel frattempo avevo adottato. Nello stesso rullino ho trovato pure l’ultima foto che avevo scattato al mio precedente cane, che nel frattempo era morto. Quindi nello stesso rullino, che era stato lì fermo e sviluppato mesi dopo, c’erano entrambi. Queste cose soltanto l’incognita della pellicola te le può dare.
Dal Newbook mi aspetto che non cambi; vedo tutte le novità e le trovo bellissime, ma sento che lo spirito è quello di sempre, di poter stare insieme, di avere uno spazio dove parlare e dove essere ascoltati. Poi avete sempre mille idee fantastiche che fanno avvicinare nuove persone, ma quello che penso è che lo spirito resterà sempre immutato. Conoscendo chi c’è dietro, è impossibile pensare diversamente.
E voi? Quali sono le vostre passioni? Vi aspettiamo ai nostri incontri e alla prossima uscita di Volti per conoscerci meglio!
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ARTICOLI PRECEDENTI:
Florinda non sa che i suoi racconti e i suoi pensieri sono splendidi e divertenti anche fuori dai temi e fuori dal Newbookclub. O forse lo sa?
Forse non sa quanto è duci…
Comunque se mi sono avvicinata (nonché rimasta) al newbookclub è grazie a lei. Creatura estremamente accogliente e sobria, soprattutto agli occhi di una come me che non ama le persone a cui piace ciarlare, fare baccano anche visivo, stare perennemente al centro dell’attenzione. Eppure abbiamo trascorso intere serate a parlare intorno a un tavolo. La differenza di età, poi, non costituisce ostacolo per le relazioni di chi possiede intelligenza emotiva – e lei ne ha a bizzeffe.💕
PS – a uno degli ultimi incontri, sono rimasta piacevolmente colpita dalla sua scrittura
Le stilografiche hanno sempre il loro fascino. Bella intervista!
Bellissima intervista. Traspare tantissimo il carattere,le peculiarità di Florinda e lo spirito del newbook. Tra le più belle mai lette.