
Volti è la rubrica del Newbookclub in cui i soci scriventi possono mostrare se stessi oltre la comunità, la scrittura e la lettura. Ogni edizione include una breve intervista e una raccolta fotografica, che catturano i tratti più intimi della persona intervistata, partendo da una chiacchierata informale e raccogliendo foto che parlano della sua quotidianità.

L’intervista di oggi è dedicata a Giuliana.
«Ricordo che il mio primo Newbook non è stato un Newbook, ma un Reading Party all’EPYC, e non sapevo nulla del Newbookclub, avevo visto questo Reading Party sulle pagine dell’EPYC ed era una cosa stranissima per me, quindi ho partecipato senza conoscere nessuno dentro. Ricordo, tra l’altro, di aver portato una lettura che in alcuni ambienti che io frequento è un po’ scomoda, ho portato santa Teresa d’Avila e pensavo che sarei stata presa per santona, invece non è successo ed è stato strano per me! Anzi, è stato bello. Ricordo Gaia, Alessio e altri che mi hanno subito sorriso, mi hanno chiesto se mi andava di ritornare e ho sentito sincerità in questo scambio, che mi ha subito convinta a poi partecipare al mio primo Newbook, che è stato appunto quello di Piazza Marina, sotto il ficus.».
«Penso che il luogo in cui scrivo non mi influenzi tanto. Le persone mi influenzano. È come se fossimo un luogo noi, come un corpus che si muove, come un mega millepiedi che si muove nei luoghi, quindi non vedo il luogo in sé. Certo, mi emoziona l’idea dei posti diversi, però sono le persone che ci sono che mi influenzano. Poi tendo a scrivere di ciò che vivo, però l’energia che c’è attorno, data dalle persone, è quella che mi influenza più che il luogo in sé.»

«Tra i primi scritti che ho ascoltato ricordo che Diego mi illuminò subito, e non ricordo bene il contenuto perché in realtà dei suoi testi ho sempre dei ricordi così, quelle cose forti che ti accadono e poi le dimentichi… ma più che uno scritto singolo di quel primo incontro ricordo quanto fosse diverso tutto ciò che tuttu noi leggevamo e il modo in cui scrivevamo. Penso che il Newbook sia uno dei pochi posti della mia vita in cui non ho mai sentito il bisogno di dover dimostrare qualcosa, cosa che, facendo cinema e teatro nella vita, capitano spesso e non è piacevole. Scrivere per il Newbook, penso che tuttu lo proviamo, è un processo di creatività così libera e pura che esce davvero ciò che magari sentiamo o viviamo in quel momento ed è prezioso. Io a Piazza Marina l’ho percepito subito e da allora sono sempre venuta. Ormai è passato quasi un anno e mi sembra assurdo.»
«Leggo da sempre, da quando la mia prof. di italiano al liceo mi prestò “Una stanza tutta per sé”, e Virginia Woolf è tutt’ora la mia scrittrice preferita. È il primo che ha significato qualcosa di tanto importante per me, avevo quindici o sedici anni. Ovviamente prima avevo letto altre cose, però quella è stata la prima volta in cui ho sentito il bisogno di leggere. E da quel momento in poi ricordo di non aver mai smesso. Scrittura: devo dire mi è sempre piaciuto scrivere, però al di là dell’università non avevo mai provato. Ho cominciato con il Newbook in realtà, è come se mi avesse dato gli strumenti in un periodo particolare della vita che ho vissuto l’anno scorso, che era un periodo di fortissima fede, ho potuto scrivere il mio rapporto con Dio, metterlo in parole e concretizzarlo, dire “Questa cosa è reale, esiste, non è una pazzia”. Ed è strano perché adesso questo periodo sta cambiando, però mi rendo conto di quanto il Newbook e la scrittura abbiano fatto per me, e di quanto certe volte scrivo anche quando non sto molto bene, e mi aiuta a vedere al di fuori di me ciò che sta succedendo.»

«Mi piace fare un sacco di cose, poi secondo me si toccano tutte. Fin da bambina nasco con una grandissima passione per il disegno e la pittura che sono fortemente legate alla natura perché io e le mie sorelle siamo cresciute in Calabria e viviamo in campagna, abbiamo sempre avuto gli animali, quindi c’è sempre stata questa passione per il disegno fortemente legata alla natura, in me come nelle mie sorelle. Ecco, il disegno forse è il punto centrale di tutto: non riesco certe volte ad esprimermi senza questo, anche quando per esempio scrivo per un documentario, disegno degli storyboard prima, quindi immagino in questo modo. Anche per questo mi piace molto quella scrittura che appunto è tattile, cioè che puoi toccare, puoi odorare, puoi sentire.»


«Negli ultimi tempi invece ho scoperto anche una grandissima passione per il suono, suonavo il flauto traverso e da lì ho sempre avuto una passione per la musica, proprio per il suono. Scoprire la passione del registrare i suoni, di avere archivi sonori, di cominciare dei lavori di montaggio attraverso il suono, cioè di cominciare le narrazioni sempre partendo dal suono e non dalla visione in sé. E che dire, si compensano tutte quante queste cose ed è bello, quindi non ne direi una, ce ne sono molte.
La scrittura ha un ritmo ed è bello quando diventa un po’ come uno spartito, mi capita certe volte al Newbook di scrivere completamente senza punteggiatura e poi nella lettura dare il ritmo e la cadenza che in quel momento mi sento di dare, e questo non l’avevo mai fatto nella scrittura per esempio, usarla senza paletti, una parola dopo l’altra.»
«Penso di non aver mai letto davanti a qualcuno. Prima del Newbook per me la lettura era una cosa estremamente intima e personale, quindi no, devo dire non mi è mai capitato di leggere qualcosa a qualcuno. Una cosa che invece mi piace è scrivere di qualcuno quando non c’è. Mi è capitato ultimamente di più. Mi piace questa libertà e apertura del sapere che magari questa persona o queste persone non sanno che magari scrivo di
loro, però lo scritto c’è.»

«Mi aspetto sicurezza dal Newbook. Nel senso che è uno dei miei safe space, è una di quelle cose che io so che c’è e spero che ci sarà per me anche dopo. Non so dove sarò, non so se sarò a Palermo, però sapere che c’è il Newbook è… Ogni volta che torno in Calabria, Alessio mi dice “Noi qui siamo, se tu torni ci trovi”. E questa cosa è rassicurante, perché non sempre hai la sicurezza di ritrovare qualcosa o qualcuno quando ritorni in un luogo, magari qualcosa è cambiato, e invece ogni volta è sempre più forte e intenso. È veramente raro, e io ho frequentato un sacco di gruppi.
Spero che le cose cambino, però spero che non cambino nell’essenza.»

E voi? Quali sono le vostre passioni? Vi aspettiamo ai nostri incontri e alla prossima uscita di Volti per conoscerci meglio!
Se siete curiosi e creativi e volete saperne di più visitate i nostri profili social Instagram e Facebook!
Le parole di Giuliana trasmettono con autenticità la bellezza del New Book Club come spazio di libertà, creatività e rispetto reciproco. Dalle sue parole emerge un profondo senso di Il testo di
Giuliana trasmette con autenticità la bellezza del New book Club come spazio di libertà, creatività e rispetto reciproco. Dalle sue parole emerge un profondo senso di accoglienza e di condivisione, dove la scrittura e la lettura diventano strumenti per esprimersi e incontrare davvero gli altri.accoglienza e di condivisione, dove la scrittura e la lettura
diventano strumenti per esprimersi e incontrare davvero gli altri.
Incontrare Giuliana é qualcosa di irripetibile. Sia come scrittrice che come persona arricchisce ogni contesto che attraversa. É un concentrato di cose belle💖
I messaggi e lo stile che si trovano nella scrittura di Giuliana sono di una straordinaria unicità e profondità. Le sue narrazioni ti prendono sin dalle prime tre parole e non si fanno lasciare fino a che lei non chiude il quaderno. E ci rimani male, quando realizzi che ha finito di leggere, ché vorresti continuare ad ascoltare. Un’ esperienza irripetibile in quel mosaico di esperienze irripetibili che è il Newbookclub.
Giuliana è proprio una bella persona, sono contento di averti conosciuto ❤️
Giuliana è splendida, e non credo di riuscire a trovare un aggettivo migliore per descriverla. Perché se c’è lei la stanza splende di semplicità, ed è una cosa bellissima. Ricordo che la prima volta che ci incontrammo fuori dal newbookclub, all’epyc, quando ancora non avevamo interagito molto o quasi per niente, mi chiese se potesse abbracciarmi. Gli abbracci degli amici sono spesso a noi ben conosciuti e dati quasi per scontato, ma quello di un quasi sconosciuto fa un grande effetto, e in quello di Giuliana ne percepii davvero la sincerità che molti abbracci spesso neanche riescono a darti.